depressione

 

La depressione vela lo sguardo e vela l’animo con una patina di inevitabilità, incatena gli eventi a una sequenza nefasta e determinata di coerenza interna.

La tristezza è un’emozione che ogni essere umano ha provato almeno una volta nella vita e ognuno di noi sa coglierne la sua presenza sintomatologica pur essendo a volte incapace di capirne l’origine e la motivazione. Già il grande medico greco Ippocrate (IV sec. a.C) aveva inquadrato la depressione come un fenomeno sia fisiologico che psicologico, coniando il termine di “melanconia” per definire questo stato, pensando che fosse causato da uno squilibrio umorale del cervello. Il malinconico (melanos-cholè) è colui in cui predomina la bile nera provocando uno stato di “avversione al cibo, abbattimento, insonnia, irritabilità, inquietudine”. I più avanzati studi moderni suggeriscono che alcuni concetti assimilati nel corso della nostra vita con cui valutiamo i fenomeni, possono predisporre l’individuo alla tristezza e alla depressione, attivando in circostanze specifiche una sequenza di valutazioni improntate alla negatività che influenzano in maniera determinante l’andamento del nostro umore. Il pensiero del depresso è improntato verso una ruminazione persistente in merito al significato e alle cause dei sintomi esperiti e agli eventi della vita, che prolunga e intensifica i sintomi depressivi, giocando un ruolo principale nel mantenimento del disturbo. Il vortice emotivo che si viene a creare a cause delle continue ideazioni negative, abbatte a poco poco la nostra energia vitale, risucchiando poco per volta le nostre qualità migliori. La tristezza quando ci pervade, inficia la nostra capacità di valutare la realtà in maniera oggettiva, plasmandola a piacimento affinché si adatti alle aspettative negative da noi stessi create, rendendoci inermi, spogli e privi di speranza. Quando la tristezza è solo uno stato d’animo passeggero, permane ancora una certa obiettività nel valutare le nostre ideazioni negative. Quando invece la nostra vita è inquinata da troppo tempo da pensieri disfunzionali, la semplice tristezza comincia a mutare in una franca depressione, man mano che le interpretazioni negative producono distorsioni della realtà e conseguenti errori sistematici di valutazione, diventiamo sempre meno capaci di considerare che le valutazioni della realtà siano errate, finendo completamente in balìa dei nostri stati emotivi angosciosi. A questo punto risultiamo completamente assorbiti dalle nostre convinzioni negative, ritrovandoci come anestetizzati a sollecitazioni di qualsiasi tipo, trovando difficile, se non impossibile, concentrarci su stimoli esterni o impegnarci in attività volontarie. La produttività generale pertanto risulta carente e deficitaria, l’affettività risulta compromessa e il futuro appare senza speranza e svuotato di ogni progettualità.