Abuso di sostanze

 

 

La condizione umana a volte risulta così difficile che noi, piccoli burattini di legno, desideriamo un giro di giostra nel paese dei balocchi, preferendo alla noia della quotidianità, la schiavitù in un mondo di realtà immaginata.

Questione controversa nell’ambito della psicologia delle dipendenze è l’esistenza di una certa predisposizione individuale allo sviluppo di una personalità tossicofilica, cioè la presenza di un profilo a rischio per un futuro disturbo da uso di sostanze, in maniera specifica e distinto da altri quadri patologici. In generale vi è una molteplicità di fattori che concorrono allo sviluppo di un comportamento di abuso di sostanze e un’interdipendenza dei sintomi e delle problematiche a livello somatico, cognitivo e comportamentale. Il comportamento di abuso è vincolato, come in altri  prospetti patologici, a processi interni, risultando essere molto spesso il risultato dell’interazione tra variabili soggettive e influenze dell’ambiente esterno. In alcuni casi un ruolo chiave potrebbe giocarlo il bisogno di ricercare sensazioni forti, polarizzandosi verso esperienze estreme, spesso rischiose e autodistruttive, con l’intento di uscire dall’adesione coatta alla routine quotidiana, soffocando sentimenti negativi come noia o sensazione di vuoto con l’eccesso e l’ottundimento dei sensi. In altri casi la ricerca di un nuovo sé alternativo, finalmente appagato nelle sue richieste infantili di gratificazione immediata, può far cadere i moderni lucignoli lungo uno scivolo di regressione temporale, conducendoli verso un mondo di fantasia privato e ovattato. Ovviamente il rinforzo positivo (la sostanza provoca piacere aumentandone nel tempo la probabilità di assunzione) e la ricerca di uno stato interno di esaltazione psichica sono determinanti per dare inizio alla condotta di abuso, anche se molto spesso è il rinforzo negativo (evitare gli stimoli spiacevoli interni causati dalla cessazione della condotta di abuso) ad avere un ruolo preponderante nel mantenimento della dipendenza. In generale possiamo esser sicuri che a ogni assunzione di qualsiasi sostanza psicoattiva andiamo a modificare temporaneamente l’assetto neurochimico del nostro cervello, influenzando di conseguenza la nostra capacità di scegliere l’opzione migliore di fronte a qualsiasi situazione difficile, trascinandoci alla lunga in un circolo vizioso di fallimenti decisionali e di nuove assunzioni, utilizzate alla fine solo come àncora di salvataggio per porre fine agli stati affettivi negativi.